GIOGO DI PAROLE
Sproliloqui, poesie e racconti d'oppio senso.
È il libro d'esordio di Marco Sangalli



IL LIBRO

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Al centro di tutto c'e' la parola.
Con la parola l'autore gioca, si diverte, pazzamente, smisuratamente. Non lo state a insolentire, lasciatelo divertire, poveretto:
queste piccole corbellerie sono il suo diletto
. Lo diceva Palazzeschi.
Ma la parola è afflizione, fatica, lungo travaglio prima di partorire il verso, per poi distruggerlo e riscriverlo.
E in questo senso essa diventa giogo per l'autore, per il quale non c'è altro destino che quello di esprimerla.
La parola è un tempio / non essere empio / e ora, ti prego, / un po' di silenzio. Questo lo dico io.

  • La trama

    Una creatura orribile rinchiusa entro confini troppo stretti, che tenta disperatamente di trovare una via di fuga.
    E mentre lotta per la propria libertà, oggetti e figure intorno si animano e prendono a raccontare le loro storie, a volte spaventose, a volte tristi, a volte divertenti, a tratti assurde.
    Una trama semplice, una situazione che tutti abbiamo conosciuto, almeno una volta.
    Probabilmente, una delle tante metafore sulla vita.

  • Il concept narrativo

    Non un romanzo, non un libro di poesia, non un copione teatrale.
    "Giogo di parole" è una raccolta.
    Di racconti, di testi poetici, di monologhi, di pensieri sparsi.
    La forma ricalca quella - e mi sciacquo la bocca prima di dirlo - del Decameron boccaccesco, in cui un prologo e un epilogo fungono da cornice narrativa e pretesto per la narrazione di episodi diversi tra loro per forma e significato, che tuttavia si collocano in un punto preciso nel quadro generale dell'opera, contribuendo a darle un senso.
    Forse.

  • I formati letterari

    Sproliloqui. Ovvero "soliloqui", ma anche "sproloqui". In definitiva monologhi, in cui a lingua sciolta e mente vuota lascio fluire le parole in libere associazioni mentali, a volte portatrici di significato, a volte decisamente no.
    Poesie. Comunque testi in rima. O almeno scritti in versi. Una selezione di quanto ho prodotto negli ultimi dieci anni, dai primi piccoli successi in altrettanto piccoli concorsi letterari, ai componimenti scritti all'universita', più alcune delle poesie d'amore per Lei e uno degli ultimi lavori più ironici, più personali.
    Racconti. Pensieri, racconti seri, farse. Prosa, in sostanza. A volte dei semplici divertimenti, a volte riflessioni più elaborate, in cui il significato reale si annida al di sotto della parola scritta.
    Testi teatrali. Pochi, in verità. Sproliloqui a parte, si tratta di due monologhi e una commedia in tre atti. Materiali che ho creato ai tempi della scuola di teatro, quando ancora sognavo un futuro da attore. Che illuso!